martedì, 06 dicembre 2005

documento finale del tavolo dell'unione
Tavolo “Ambiente-Territorio-Infrastrutture”

Introduzione
Le possibilità di un futuro migliore e di rilancio dell’Italia, nella nuova fase dell’economia globalizzata, sono strettamente legate alla capacità di valorizzarne potenzialità e vocazioni, con una visione in grado di promuovere e indirizzare l’innovazione necessaria per cogliere le nuove sfide come opportunità.
I beni comuni ambientali, indispensabili alla vita, alla sua qualità e allo sviluppo stanno diventando risorse scarse, sottoposte a pressioni globali e a prelievi crescenti, alimentati da modelli di produzione e di consumo insostenibili che si stanno rapidamente estendendo in varie parti del Pianeta. Le tutela dei beni comuni ambientali è un cardine della civiltà nella nostra epoca.
Il Protocollo di Kyoto rappresenta un modello generale per orientare lo sviluppo sociale ed economico.
Tutto ciò costituisce il contesto fondamentale delle nuove sfide che l’umanità deve affrontare. Cogliere la portata di queste nuove sfide è condizione necessaria per affrontarle, ma anche per conquistare un ruolo avanzato, offrire nuove risposte e nuove opportunità, cooperare ad un più esteso ed equo accesso ai benefici dello sviluppo e rispondere alla domanda di un numero ormai rilevante di consumatori maturi.
Il made in Italy associato nel mondo al vivere bene, alla bellezza ed alla qualità culturale e ambientale di uno straordinario Paese, a fronte delle nuove sfide, può avere grandi potenzialità perché risponde ad una domanda crescente di migliore qualità della vita, può ritagliare spazi per beni dove pochi altri possono competere e contribuire ad un quadro di coesione e cooperazione internazionale.
Una parte rilevante del nostro sistema produttivo è costituito da piccole e medie imprese che operano spesso in distretti con una forte caratterizzazione territoriale. Lo sviluppo locale caratterizzato da territori di qualità è una leva fondamentale per il rilancio del Paese. L’efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili valorizzano la vocazione di un Paese che deve ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e rappresentano possibilità di importanti sbocchi anche all’estero. L’uso efficiente delle materie prime, la minimizzazione dei rifiuti ed il potenziamento del riciclo, come già ampiamente provato in importanti settori, hanno una crescente importanza non solo ambientale, ma anche economica.

Attività il cui rilievo è in aumento, come quelle agroalimentari e quelle turistiche, possono crescere e reggere una competizione internazionale sempre più accesa puntando sulla qualità integrata, multifunzionale, capace di promuovere la qualità dei singoli territori e delle loro reti.
Materiali, prodotti e processi produttivi, beni e servizi di elevata qualità ambientale,riconosciuta e garantita, costituirebbero per la filiera italiana un fattore di tipicità, di difesa legittima dalla concorrenza sleale da prodotti di bassa qualità e di valore aggiunto anche sui mercati internazionali.
In settori d’importanza rilevante come le infrastrutture ed i sistemi di mobilità, cruciali per la qualità delle città e del territorio, per quella dei crescenti spostamenti di merci e passeggeri, la qualità ambientale costituisce un criterio di riferimento fondamentale per una effettiva valutazione del rapporto costi-benefici, per un impiego razionale delle risorse, per la scelta delle priorità, per modalità decisionali in grado di valorizzare la partecipazione dei cittadini.
Il centrodestra al governo con le politiche dei condoni, con numerosi interventi normativi fino al decreto legislativo che attua una estesa controriforma, ha abbassato i livelli della tutela dell’ambiente e dei beni culturali, ponendosi in aperto contrasto con l’Unione Europea, anche con numerose norme che vanno riviste o sostituite.
Gli indirizzi,le direttive, i regolamenti e le risorse finanziarie dell’Unione Europea che puntano sull’elevata qualità ambientale e dei territori, rappresentano per il nostro Paese un utile quadro di riferimento, di indirizzo, di politiche e di misure per il suo rilancio.
Ad essi devono ispirarsi incisive politiche pubbliche con riforme della normativa, con un utilizzo razionale delle limitate risorse finanziarie disponibili, utilizzando incentivi economici e fiscali, strumenti volontari, di valutazione e contabilità ecologica, migliorando strutture tecniche e sistemi di monitoraggio e di controllo, promuovendo formazione e ricerca, accesso alle buone pratiche ed alle migliori tecnologie disponibili per attivare una chiave fondamentale per il rilancio del Paese: l’innovazione ecologica.

 


1. Trasporti, infrastrutture e politiche di mobilità (*)

IL QUADRO ODIERNO
I cittadini e le imprese del nostro paese si confrontano con una rete di infrastrutture satura, inadeguata e pesantemente sbilanciata a favore del trasporto su gomma e con servizi insufficienti a soddisfare le esigenze di mobilità delle persone e delle merci. Questo scenario sta producendo effetti particolarmente negativi con un drammatico numero di morti per incidenti stradali, nonché sul fronte dei costi del trasporto e dello sviluppo economico, dell’impatto ambientale anche in termini di consumi energetici ed emissioni di gas serra, della sicurezza e della vivibilità soprattutto nelle aree urbane e metropolitane dove si sviluppa quasi il 70% degli spostamenti di tutto il territorio nazionale.

2. IL FALLIMENTO DEL GOVERNO BERLUSCONI
Gli italiani non si spostano meglio di 5 anni fa: con il governo della destra la situazione è ulteriormente peggiorata. Il trasporto pubblico è stato indebolito. Di un’efficace politica di viabilità non vi è stata traccia. La Legge Obiettivo per la realizzazione delle grandi opere si è rivelata un fallimento: pochissimi i cantieri aperti mentre gli investimenti pubblici per le infrastrutture si sono ridotti. Si sono prodotte preoccupanti forme di indebitamento che peseranno sul nostro futuro. Si è abbandonata ogni corretta forma di programmazione delle opere coerente con il Piano Generale dei Trasporti e Logistica (d’ora in avanti PCGTL) e di relazione con gli enti locali. La legislatura si chiude con un dato paradossale: per effetto della gravissima situazione finanziaria dell’ANAS si stanno bloccando perfino i cantieri avviati dal precedente Governo.

3. I CONCETTI ISPIRATORI DELLA POLITICA DELL’UNIONE
Centrali nel programma dell’unione sono gli interventi e gli investimenti per le città per il potenziamento del trasporto pubblico locale collettivo.
Al fine di ridurre il trasporto su gomma, con obiettivi quantificati e verificati, occorre incrementare il trasporto ferroviario, marittimo, l’intermodalità e la logistica. Fondamentale è un quadro organico di misure e risorse destinate a garantire la sicurezza stradale.
L’unione si impegna a individuare sulla base delle risorse finanziarie realmente disponibili le priorità da realizzare nel campo delle infrastrutture e in coerenza con il PGTL e con particolare riguardo al Mezzogiorno.

4. LE PROPOSTE DI PROGRAMMA DELL’UNIONE
Per le città:
Migliorare la mobilità urbana attraverso investimenti mirati a potenziare l’offerta di trasporto pubblico locale, estendendo le reti tranviarie e metropolitane, (1) ammodernando il trasporto pubblico con vetture meno inquinanti ed estendendo le piste ciclabili, le corsie protette, le zone a traffico limitato e quelle pedonalizzate;
Dare adeguata risposta alle esigenze dei pendolari rafforzando il trasporto ferroviario metropolitano e regionale, accelerando gli investimenti sui nodi, incrementando e ammodernando i treni e prevedendo un’efficace azione di indirizzo e coordinamento, d’intesa con gli enti locali, delle scelte di riconversione delle tracce liberate dall’entrata in funzione dell’alta velocità
Regolare e finanziare i Piani Urbani delle Mobilità da attuare da parte delle amministrazioni locali;
Sostenere la riorganizzazione del trasporto merci all’interno delle aree urbane;

Per il riequilibrio intermodale, il cabotaggio e la logistica integrata:
Valorizzare un sistema logistico fondato sull’integrazione tra strutture portuali, interportuali, aeroportuali con idonei raccordi con le reti ferroviarie e stradali;
Rifinanziare gli incentivi per l’intermodalità e sostenere le attività delle imprese armatoriali finalizzate allo sviluppo del sistema intermodale;
Investire sulle aree portuali e retroportuali nel rispetto dei massimi livelli di sicurezza;
Nel quadro della riduzione del trasporto su gomma e della riduzione dei viaggi senza carico vanno favorite le aggregazioni delle imprese di autotrasporto e va incentivata la costituzione di sistemi logistici;
Aggiornare la Legge di riforma dell’ordinamento portuale (L. 84/94);

Per l’individuazione delle priorità infrastrutturali
La lista di opere della legge obiettivo e’ smisurata e propagandistica: vanno selezionati gli interventi effettivamente essenziali e prioritari sulla base dei criteri successivamente indicati
Selezionare le priorità infrastrutturali tenuto conto delle reali disponibilità finanziarie
Individuare le priorità nelle opere fondamentali per lo sviluppo di aree vaste per risolvere i problemi di mobilità delle persone e delle merci, per favorire le attività economiche e produttive e la vivibilità complessiva del territorio riducendo le esternalità (inquinamento atmosferico ed acustico, congestione del traffico, l’impatto sulla salute pubblica etc).
La loro individuazione e realizzazione deve avvenire alla luce delle risultanze della VAS, dell’attento esame del rapporto costo-beneficio di ogni intervento e delle sua coerenza con gli obiettivi generali e di sistema da perseguire a partire dal riequilibrio modale. A tal fine si impone un confronto approfondito che coinvolga attivamente gli enti territoriali;
Riservare specifica attenzione al recupero e miglioramento della qualità dell’efficienza e della sicurezza delle infrastrutture esistenti;

Per la sicurezza nei trasporti:
Finanziare adeguatamente il Piano nazionale della sicurezza stradale;
Incrementare gli investimenti per la sicurezza sulla rete ferroviaria;
Investire in nuovi impianti e tecnologie di controllo sulla rete ferroviaria, stradale e per il trasporto aereo e marittimo;
riservare particolare attenzione alla sicurezza del lavoro in tutto il settore;
Assicurare l’organizzazione del lavoro e delle imprese in modo che risulti coerente con i predetti obiettivi
Abolire la norma che eleva a 150 km/h il limite di velocità sulle autostrade;

Per la legislazione sui lavori pubblici:
Modificare profondamente la legge obiettivo in particolare sul rispetto del ruolo degli enti territoriali, il rafforzamento della VIA, il potenziamento delle capacità di controllo, monitoraggio e di vigilanza complessiva della pubblica amministrazione, sul ruolo e sull’operato dell’istituto del General contractor
Riordinare la legislazione sui lavori pubblici in un unico corpo normativo recependo le direttive comunitarie e assicurando una disciplina omogenea delle leggi regionali. Obiettivi fondamentali devono essere la centralità e la qualità del progetto, la trasparenza delle procedure, il rispetto della legalità, la leale concorrenza e l’accelerazione dei tempi di realizzazione dei lavori

Per le Ferrovie
Il governo attuale lascia le ferrovie in uno stato che non soddisfa affatto né utenti né i ferrovieri. Il ruolo delle ferrovie deve essere invece centrale nello sviluppo del trasporto locale e regionale, mentre per le merci si deve perseguire l’obiettivo di diventare un grande operatore logistico integrato a livello europeo. Stante la situazione e gli obiettivi indicati, si rende necessario verificare i modelli organizzativi e gestionali.

Per il trasporto aereo
Intervenire coerentemente alla legislatura del Cielo Unico Europeo anche al fine di supportare le strategie di efficientamento e rafforzamento dei vettori aerei nazionali, garantire la necessaria trasparenza nei rapporti con le società di gestione aeroportuale e sopperire alla carenza di normativa nazionale che disciplina il lavoro e le relazioni industriali.

Il Ponte sullo Sretto
Riguardo al ponte sullo stretto di Messina si assume la posizione delle mozioni parlamentari unitarie dell’Unione che chiedono di sospendere l’iter procedurale per realizzare le priorità infrastrutturali nel Mezzogiorno (sistema autostradale e ferroviario, Salerno-Reggio Calabria-Palermo, reti idriche, Statale Ionica, porti e cabotaggio).


(1) Mozione di PRC e PDCI
“…rispettando l’autonomia degli enti locali nelle scelte delle modalità di gestione….”

* Il capitolo non è stato sottoscritto da Italia dei Valori

 

 

 


2. Rifiuti e Bonifiche

1. I RIFIUTI IN ITALIA
Nel decennio 1995-2004 la quantità annua di Rifiuti Solidi Urbani (da ora in avanti RSU) raccolti è cresciuta di oltre 5 milioni di tonnellate superando quota 30 milioni, per l’incremento della produzione, per il miglioramento dei sistemi di raccolta e per l’aumento della quota dei rifiuti assimilati.
La raccolta differenziata media è cresciuta dal 9% circa del 1997 al 21,5% del 2003 ed il riciclo degli imballaggi è giunto al 53%.
La riforma del settore avviata col D.lvo 22/97 (decreto Ronchi) sta quindi portando positivi risultati, anche se permangono ritardi nella sua attuazione, in particolare nel Mezzogiorno, dove le gestioni Commissariali non hanno prodotto i risultati attesi. Il passaggio dalla tassa alla tariffa è stato continuamente rinviato con proroghe; i Comuni che applicano volontariamente la tariffa sono passati da 200 (con 2 milioni di abitanti) nel 2000 a 564 (con 9,8 milioni di abitanti ) nel 2004.
La gestione dei rifiuti inerti (circa 30 milioni di tonnellate annue) e di quelli industriali, speciali e pericolosi (circa 15 milioni di tonnellate annue) resta problematica. Nonostante la diffusione di attività di recupero e riciclaggio la pratica dell’abbandono degli inerti da demolizione è ancora diffusa mentre i rifiuti industriali, soprattutto quelli pericolosi, sono non di rado oggetto di traffici illeciti e coinvolgono spesso la criminalità organizzata, le cosiddette ecomafie. Queste illegalità hanno contribuito ad aggravare il quadro dei siti contaminati nel nostro Paese, rendendo più gravosa la necessaria opera di bonifica.

2. IL FALLIMENTO DEL GOVERNO BERLUSCONI
In caso di approvazione del decreto attuativo della legge Delega in materia ambientale, proposto dal governo di centro destra, le difficoltà anche in questo settore aumenterebbero, aggravandone le criticità ed abbassando i livelli di tutela dei cittadini. I contenuti di questo Decreto sono palesemente in contrasto con la normativa comunitaria e con il ruolo delle regioni e degli enti locali. Questi provvedimenti del centro destra incentivano i traffici illeciti e i fenomeni d’illegalità, sottraendo ingenti quantitativi di rifiuti ai necessari controlli della pubblica amministrazione.

3. I CONCETTI ISPIRATORI DELLA POLITICA DELL’UNIONE
Garantire il principio di prossimità e responsabilità territoriale nella gestione degli RSU, attribuendo priorità alla prevenzione, al riuso ed al riciclo dei materiali. Affermare il principio di responsabilità dei produttori e dei consumatori nella riduzione dei rifiuti e nella loro gestione sostenibile. Promuovere la partecipazione dei cittadini e del sistema delle autonomie locali anche superando le gestioni commissariali d’emergenza con un progetto, concordato le Regioni e provvisto di adeguata dotazione finanziaria. Assicurare con incisivo indirizzo pubblico ed adeguati controlli la legalità, l’economicità e l’efficacia delle gestioni, con un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente.
Dare impulso alla bonifica dei siti contaminati applicando il principio europeo “chi inquina paga”.

4. LE PROPOSTE DEL PROGRAMMA DI GOVERNO DELL’UNIONE
Attuare la gestione integrata dei rifiuti in ottemperanza e coerenza con le direttive europee;
Promuovere la riduzione della produzione dei rifiuti attraverso: innovazione di processo e di politiche integrate di prodotto; responsabilizzazione dei produttori e dei distributori (riuso, riduzione degli imballaggi, diffusione dei beni alla spina, forme di deposito cauzionale, etc.); attività di informazione ed educazione dei consumatori;
Sviluppare le raccolte differenziate attraverso:
per i rifiuti urbani
Applicare la tariffa puntuale assicurando per i materiali conferiti in maniera differenziata una tariffa premiale inferiore tenendo conto che tale pratica riduce i costi di smaltimento e produce ricavi dalla vendita dei materiali raccolti;
Promuovere le buone pratiche e le migliori esperienze realizzate quali sistema di raccolta domiciliare, la raccolta della frazione organica, la realizzazione delle isole ecologiche; estendere le tipologie dei materiali da raccogliere in maniera differenziata come ad esempio quelli elettronici;
per i rifiuti speciali
Promuovere la separazione dei materiali risultanti da attività di costruzione e di demolizione ed evitare la miscelazione dei rifiuti pericolosi con altri, ridurre la pericolosità dei rifiuti e favorire la separazione delle tipologie avviabili al riciclo;
Aumentare il riciclo dei rifiuti attraverso
Promuovere il mercato dei beni realizzati con materie riciclate (campagne informative, acquisti verdi delle pubbliche amministrazioni, etc.);
Responsabilizzare i produttori e gli utilizzatori di imballaggi al raggiungimento degli obiettivi europei consolidando l’attuale sistema dei consorzi di filiera;
Migliorare la qualità certificata e la diffusione di compost di qualità derivante dalla frazione organica dei rifiuti;
Incoraggiare lo sviluppo di tecnologie di materiali e di prodotti che favoriscano il riciclaggio (ad esempio plastiche e pannelli di legno non trattati con sostanze pericolose);
Rendere residuale lo smaltimento finale adottando le migliori tecniche e tecnologie al fine di minimizzare gli impatti ambientali in attuazione delle direttive europee;
Adottare misure efficaci di controllo e monitoraggio della produzione e gestione dei rifiuti pericolosi, al fine di contrastare i traffici e gli smaltimenti illeciti;
Promuovere tecnologie di recupero e riciclaggio dei rifiuti speciali;
Promuovere le migliori tecnologie disponibili per gli interventi di bonifica ambientale.


3. Governo del territorio, lotta all'abusivismo edilizio e politiche dell'abitazione

IL TERRITORIO E LE CITTA’
Il territorio italiano è un patrimonio di grande valore per la sua ricca biodiversità, per la sua qualità ambientale e paesistica, per la presenza diffusa di beni culturali, storici e archeologici: rappresenta quindi una risorsa fondamentale per la qualità della vita e dello sviluppo presente e futuro. Le città italiane dotate di ricchezze culturali, ambientali e sociali sono centri propulsori della vita civile ed economica del Paese.
Il nostro territorio e le città devono affrontare pressioni prodotte dalla crescente mobilità di persone e merci, dall’espansione insediativa, dal dissesto idrogeologico aggravato dai cambiamenti climatici e dalle diverse forme di inquinamento e di produzione di rifiuti.
Nel contempo la campagna e la montagna sono investite da un processo di marginalizzazione e di abbandono.

2. IL FALLIMENTO DEL GOVERNO BERLUSCONI
ll governo di centrodestra ha attuato condoni edilizi, ha realizzato tagli dei finanziamenti per gli enti locali e per il trasporto pubblico, ha favorito un’abnorme crescita delle rendita immobiliare, ha ridotto i fondi per la difesa del suolo; ha indebolito la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-culturale, le politiche di governo del territorio e di gestione urbanistica attaccandone sistematicamente la gestione ed il controllo pubblico. Ha alimentato altresì un drastico peggioramento delle condizioni sociali indebolendo le politiche di coesione ed inducendo nuove criticità in numerose aree urbane.

3. I PRINCIPI ISPIRATORI DEL GOVERNO DELL’UNIONE
Il riordino del governo del territorio deve garantire la qualità ambientale, culturale e paesistica, la biodiversità, il risparmio del suolo, la prevenzione e la riduzione dei rischi. I diversi piani e programmi che intervengono sul medesimo territorio devono essere coordinati ed integrati secondo i principi della sostenibilità, delle prevenzione e della precauzione garantendo trasparenza e partecipazione.


4. LE PROPOSTE DI PROGRAMMA DELL’UNIONE
Varare una nuova legge quadro per il governo del territorio quale bene comune nella programmazione e regolazione pubblica delle esigenze insediative ed infrastrutturali che operi secondi i seguenti criteri:
a. evitare il consumo di nuovo territorio senza aver prima verificato tutte le possibilità di recupero, di riutilizzo e di sostituzione;
b. realizzare una gestione integrata che tenga conto della biodiversità, della qualità ambientale, culturale e paesistica, del ruolo multifunzionale dell’agricoltura e insieme della qualità sociale e urbana;
c. promuovere l’efficienza energetica e dell’uso delle risorse idriche e la logistica e i sistemi per la mobilità sostenibile e della prevenzione dei rischi del dissesto idrogeologico, di quelli naturali e tecnologici;
Impegno a non varare nuovi condoni edilizi e a potenziare attività e misure di prevenzione, di controllo e dissuasione nonché piani di recupero del territorio anche attraverso l’abbattimento delle opere abusive a partire da quelle realizzate nelle aree vincolate;
Promuovere un programma a favore delle città finalizzato in particolare alla tutela ed alla valorizzazione dei centri storici e al risanamento ed alla riqualificazione delle periferie;
Varare la proposta di legge con misure per sostenere i piccoli Comuni;
Promuovere, nelle aree urbane e metropolitane, l’aumento di parchi, giardini, orti e altre aree verdi;
Potenziare il trasporto pubblico locale, metropolitano e regionale con sistemi integrati incrementando la modalità di sistemi su ferro e in corsie preferenziali;
Rendere permanenti gli incentivi fiscali per ristrutturazioni edilizie finalizzandole in particolare al risparmio energetico, alla qualita’ ecologica, alla bioedilizia e alla sicurezza degli edifici;
Promuovere, incentivare e governare il partenariato pubblico/privato definendo regole e modelli, e sostenendo le esperienze di successo nel raggiungimento di obiettivi pubblici;
Attuare, in conformità con le indicazioni europee, la Valutazione Ambientale Strategica dei piani e dei programmi;

 


4. ACQUE, BACINI IDRICI E MARE

4.1 L’ACQUA
In Italia la maggior parte delle acque dolci viene utilizzata in agricoltura (circa il 70%) e nelle altre attività produttive (circa 15%). La sua qualità e quantità è sottoposta alle pressioni degli usi eccessivi, degli sprechi e delle varie forme di inquinamento. Le reti idriche sono in buona parte obsolete e il 30% circa dell’acqua si disperde prima di arrivare agli utenti, con punte che superano il 40% soprattutto nel meridione. I consumi domestici pro capite sono fra i più elevati d’Europa mentre il consumo di acqua minerale è in costante crescita.

2. IL FALLIMENTO DEL GOVERNO BERLUSCONI
Il governo Berlusconi ha abbandonato quasi totalmente le politiche di risanamento destinando risorse irrisorie alla depurazione, al risanamento e al rifacimento delle reti idriche, in particolare nel Mezzogiorno. Nel settore agricolo ed industriale non è stato promosso alcun intervento per l’adozione di tecniche moderne volte al risparmio idrico e al riuso delle acque. Si è proceduto invece allo smantellamento del sistema di controllo della qualità e della quantità delle acque ed al controllo delle concessioni e del prelievo.

3. I PRINCIPI ISPIRATORI DELLA POLITICA DELL’UNIONE
L’acqua è una risorsa indispensabile e deve essere considerata un bene comune. L’acqua per i bisogni primari è un diritto di cui va garantita la disponibilità, oggi più che mai minacciata da fenomeni di inquinamento, dal suo uso distorto e dallo spreco.
L’acqua è un bene pubblico prezioso che va protetto in nome della qualità della vita e della salute pubblica, che deve essere utilizzato responsabilmente e non deve essere sprecato né inquinato.

4. LE PROPOSTE DI PROGRAMMA DELL’UNIONE
1. Rilanciare il sistema pubblico di monitoraggio e controllo sulle risorse idriche, sulla qualità delle acque, sul loro utilizzo, anche mediante lo sviluppo e l’impiego di sistemi automatici;
2. Garantire la protezione tariffaria per le fasce sociali più deboli;
3. Graduare le tariffe penalizzando progressivamente i consumi elevati;
4. Mantenere la proprietà pubblica delle reti di distribuzione delle acque potabili;
5. Attivare strumenti di democrazia partecipativa per un controllo democratico da parte dei cittadini, per il miglioramento della qualità dei servizi, per la salvaguardia delle risorse idriche;
6. Risanare le reti idriche, completare le reti fognarie e i sistemi di depurazione, promuovere il riuso ed il riciclo delle acque, rivedere ed aggiornare i canoni di concessione per il loro prelievo, tutelare le falde acquifere e puntare ad un’elevata qualità ecologica dei corpi idrici superficiali;
7. Combattere gli emungimenti abusivi e incontrollati ed effettuare il censimento dei pozzi.

Mozione proposta da PRC, PDCI e Verdi
8. Indirizzare la normativa nazionale perché sia garantita la proprietà e la gestione pubblica dei servizi idrici;


4.2 IL DISSESTO IDROGEOLOGICO
In molti comuni italiani è presente almeno un’area a rischio elevato di frana o di alluvione. I Piani stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico, disponibili ormai su quasi tutto il territorio, individuano un numero molto elevato di situazioni di criticità idrogeologica. Con i cambiamenti climatici gli eventi alluvionali e franosi saranno più frequenti e diffusi, le portate delle piene più elevate ed il loro accumulo più rapido.

2. IL FALLIMENTO DEL GOVERNO BERLUSCONI
Il governo Berlusconi  ha ignorato la priorità della messa in sicurezza del territorio.
Le risorse nel bilancio dello Stato per la difesa del suolo, già insufficienti anche prima del 2001, sono state nel corso di questi anni più che dimezzate.

3. I PRINCIPI ISPIRATORI DELLA POLITICA DELL’UNIONE
Gli obiettivi strategici per un’efficace prevenzione del rischio di dissesto idrogeologico sono una corretta politica ordinaria delle gestione del territorio, l’affermazione di una tutela integrata ed il rafforzamento della sua manutenzione
Il territorio è la più importante infrastruttura di un Paese, la sua manutenzione è la più importante opera pubblica: un’opera pubblica redditizia che consente di ridurre i rischi e di risparmiare le spese delle emergenze.

4. LE PROPOSTE DI PROGRAMMA DELL’UNIONE
1. Procedere all’identificazione delle “linee fondamentali dell’assetto del territorio” previste dalla normativa vigente e non attuate, per definire un quadro unitario di riferimento per le politiche dei diversi soggetti e dei diversi strumenti che intervengono sul territorio e fungere altresì come linee guida per la “valutazione ambientale strategica” dei piani e dei programmi;
2. Avviare le azioni organiche previste dai Piani di assetto idrogeologico e rendere operativi i programmi e gli altri strumenti delle pianificazioni di bacino;
3. Promuovere nuova occupazione con interventi di manutenzione idraulica di carattere ordinario
4. Promuovere il recupero degli ecosistemi fluviali, anche garantendo il deflusso minimo vitale dei corsi d’acqua e con interventi di rinaturalizzazione e di tutela delle aste fluviali;

4.3 IL MARE
Oltre ai 324.000 chilometri quadrati di territorio conosciuto c’è un ulteriore terzo d’Italia non considerato, che non entra nelle attenzioni della politica, che non viene governato.
130.000 chilometri quadrati di mare e 8.000 chilometri di coste. Il nostro mare è un fondamentale ecosistema naturale e culturale, assolutamente identitario per il nostro Paese, che offre anche un immenso valore economico-turistico.

2. IL FALLIMENTO DEL GOVERNO BERLUSCONI
In questo quinquennio sono state soppresse o indebolite le strutture amministrative, tecniche e scientifiche che si dedicavano alla tutela del mare. Le sanatorie edilizie del Governo hanno rilanciato un abusivismo costiero. La politica delle aree marine protette è stata fortemente indebolita.

3. LE PROPOSTE DI PROGRAMMA DELL’UNIONE
1. Promuovere il Mediterraneo mare di pace
2. Rilanciare il Piano delle coste come strumento per la tutela e salvaguardia del mare e delle coste;
3. Adottare adeguate garanzie di sicurezza ambientale nel trasporto marittimo di sostanze pericolose (doppio scafo, VTS, rotte prestabilite, linee di separazione dei traffici, impianti di raccolta a terra delle acque nere e di zavorra, ecc.)
4. Corresponsabilizzare in tutte le sedi i destinatari dei carichi pericolosi per incentivare la scelta dei vettori più sicuri.
5. Adottare misure di incentivazione della piccola pesca, selettiva e a minore impatto, e dei relativi distretti, con le connesse attività di promozione anche culturale (pescaturismo), per la conversione dell’intero comparto con l’obiettivo della riduzione dello sforzo complessivo di pesca;
6. Vietare lo smaltimento in mare di navi e di piattaforme estrattive esaurite;
7. Sviluppare la tutela degli ecosistemi di pregio a partire dalle Aree Marine Protette

 

 

5. ENERGIA ED AMBIENTE

1. IL QUADRO DI RIFERIMENTO
Un futuro migliore per l’Italia dipende in gran parte dalla capacità del Paese di rispondere alle grandi sfide energetico – ambientali, in presenza dei rischi dei cambiamenti climatici e della crescita strutturale del prezzo del petrolio e degli altri combustibili fossili. E’ quindi necessario intervenire in profondità con un ricorso strategico all’aumento dell’efficienza energetica, uno sviluppo accelerato delle fonti rinnovabili, con la diffusione della cogenerazione di energia elettrica e calore e lo sviluppo della ricerca.

2. IL FALLIMENTO DEL GOVERNO BERLUSCONI
L’attuale governo si è mostrato incapace di cogliere le esigenze di cambiamento continuando a favorire l’aumento dei consumi di combustibili fossili, non facendo nulla per contrastare l’aumento del costo della fattura energetica del Paese e delle bollette per i cittadini e le imprese, nonché delle emissioni di gas serra (che invece di diminuire del 6,5%, come previsto dal Protocollo di Kyoto, sono aumentate del 13%), non cogliendo le nuove opportunità dell’innovazione energetica e proponendo, tra l’altro, un impraticabile ed inattuale ritorno al nucleare.
3. LE SCELTE DELL’UNIONE
La competitività del paese ha bisogno tanto di energia a minore costo, quanto di un sistema energetico rinnovato e ambientalmente sostenibile.
Il Protocollo di Kyoto, che rappresenta un’opportunità per l’innovazione delle politiche energetiche e per una riduzione della dipendenza dall’importazione di combustibili fossili, va attuato, in accordo con la risoluzione parlamentare presentata dall’Unione, valorizzando le sue ricadute positive nel nostro Paese con misure interne che consentano di raggiungere almeno l’80 % degli obblighi di riduzione, e utilizzando, per la parte restante, interventi di cooperazione internazionale con i meccanismi previsti dal Protocollo stesso.
Le scelte del governo di centrodestra in contrasto col Protocollo di Kyoto saranno riviste, corrette e rinegoziate, così come saranno modificate e sostituite le norme in contrasto con i nuovi indirizzi energetici e ambientali.

4. LE PROPOSTE DI PROGRAMMA DELL’UNIONE
1. Va diminuito il totale dei consumi dei combustibili fossili. Questi sono passati da 147,4 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti (Mtep), nel 1990 a 159,1 Mtep nel 2003,con una crescita di quasi 1 Mtep all’anno. Nel mix di combustibili fossili va favorito il ricorso al gas naturale meno inquinante;
2. La diminuzione prevista dal Protocollo di Kyoto delle emissioni di gas serra verrà realizzata:
nel settore elettrico con aumento dell’efficienza negli usi finali e nella produzione, con la generazione distribuita e la cogenerazione e con un forte sviluppo delle fonti rinnovabili;
nei trasporti riequilibrando le modalità a favore della ferrovia, del cabotaggio e del trasporto collettivo, migliorando l’efficienza energetica dei mezzi di trasporto, incrementando l’uso dei biocarburanti e del gas naturale potenziandone la rete di distribuzione per l’autotrazione e col ricorso all’innovazione tecnologica dei sistemi di mobilità;
nell’industria e nei servizi incentivando l’innovazione di processo e di prodotto per aumentare l’efficienza energetica;
nel settore civile migliorando gli standard energetici degli edifici, i sistemi di riscaldamento e raffrescamento, l’efficienza energetica degli elettrodomestici e dell’illuminazione.
3. Occorre aumentare l’efficienza energetica complessiva e quella elettrica del 10% dei consumi attuali e la cogenerazione di energia elettrica e di calore del 20%, tenendo conto che secondo le indicazioni europee sarebbe possibile risparmiare almeno il 20% degli attuali consumi energetici, con misure che avrebbero anche positive ricadute occupazionali (stimate in 100.000 nuovi posti di lavoro). A tal fine occorre favorire la diffusione dell’iniziativa delle ESCO (compagnie per il risparmio energetico), nell’accesso al credito bancario, con un fondo di rotazione e tramite gli strumenti sul finanziamento tramite terzi.
4. Insieme al potenziamento della rete elettrica occorre favorire la generazione distribuita, passando da pochi grandi impianti a numerosi impianti più piccoli ad elevata efficienza, distribuiti sul territorio, nei distretti, industriali, urbani ed agricoli, più vicini all’utenza, con un sistema energetico meno accentrato, meno esposto ai rischi della concentrazione, più flessibile e più democratico.
5. Le “nuove fonti rinnovabili” (eolico, biomasse, fotovoltaico, solare a concentrazione, solare termico, idroelettrico di piccola taglia , geotermia) nell’arco della legislatura dovranno essere almeno raddoppiate, in modo da giungere al 2011 al 25% di produzione elettrica da rinnovabili. A tal fine, applicando correttamente le direttive comunitarie e utilizzando le migliori esperienze europee, occorrerà rivedere il sistema d’incentivazione delle fonti rinnovabili (CIP6) e favorire il passaggio dai certificati verdi a tariffe certe, incentivanti per un numero definito di anni, differenziate per le diverse fonti.
Nella localizzazione degli impianti energetici si prevede la creazione a carico dell’impresa di un fondo per la ricerca dell’innovazione energetica ambientale (1).
6. Va sviluppata la ricerca e la diffusione tecnologica, privilegiando le soluzioni a rete (elettrica, gas, trasporti, fluidi per climatizzazione degli edifici, investendo sulle reti ad idrogeno, celle a combustibile, fotovoltaico, nanotecnologie, biomasse, gassificazione del carbone con sequestro dell’anidride carbonica). Gli obiettivi della ricerca vanno coordinati e vanno costituiti centri di eccellenza per il settore energetico – ambientale.
7. Va realizzato un Programma energetico-ambientale, nazionale e regionale, concertato fra lo Stato e le Regioni, con la partecipazione degli enti locali e dei portatori di interesse, supportato da una valutazione ambientale strategica, con adeguato monitoraggio, coordinato da un Consiglio superiore per l’energia e supportato dall’azione di un’Agenzia nazionale per l’energia e per l’ambiente.
8. La sicurezza energetica va assicurata con la diversificazione delle importazioni (provenienze del gas naturale, differenziate soluzioni di trasporto), con un forte ricorso a fonti rinnovabili nazionali e con l’efficienza energetica;
9 Occorre il controllo societario e la gestione pubblica della Rete elettrica nazionale e delle Reti gas con relativi stoccaggi. Il ruolo pubblico e l’indirizzo del settore energetico pubblico e privato dovranno essere rigorosamente funzionali all’attuazione del programma energetico – ambientale.

(1) CON RISERVA DEL PRC

Mozione proposta da PDCI e PRC
10. Le quote di azioni dello stato di ENI ed ENEL non subiranno variazioni al ribasso
6. BIODIVERSITA’ ED AREE PROTETTE

1. BIODIVERSITA’ ED AREE PROTETTE IN ITALIA
L’Italia è il paese europeo a più elevata biodiversità per caratteristiche geografiche e climatiche. Degli 8814 siti di grande rilevanza naturale per la fauna la flora e gli ecosistemi censiti a livello comunitario, che costituiscono la Rete Europea Natura 2000, ben 2826 si trovano nel nostro Paese.
Tale biodiversità è un valore fondamentale per la qualità ambientale e naturale del paese, dei suoi paesaggi, e condizione di mantenimento degli equilibri naturali, della loro capacità di resistere ai fattori di pressioni e delle loro potenzialità evolutive. La biodiversità è insidiata dalla diffusione dell’inquinamento, dalla compromissione, degli habitat naturali che mettono in pericolo numerose specie vegetali ed animali rischiando in tal modo di compromettere il grande patrimonio naturale del nostro Paese. La legge 394/91 ha permesso un importante sviluppo di aree naturali protette (parchi nazionali, regionali, riserve naturali e marine) che contribuiscono alla tutela della biodiversità, della qualità degli ecosistemi e di numerosi paesaggi nonché di valori culturali storici ed antropologici di grandissimo rilievo non solo nazionale.

2. IL FALLIMENTO DEL GOVERNO BERLUSCONI
Il governo del centro destra abbassando la tutela ambientale ha aumentato i rischi per la biodiversità e tentato ripetutamente di annullare la regolazione della caccia positivamente stabilita dalla L. 157/92, ha inoltre costantemente puntato ad indebolire il sistema delle aree protette anche riducendone i finanziamenti ad esse destinate.

3. I CONCETTI ISPIRATORI DELLA POLITICA DELL’UNIONE
La conservazione e l’arricchimento del grande patrimonio della biodiversità è un criterio guida nelle politiche ambientali e di governo del territorio. Per tutelare tale patrimonio è necessario mantenere una elevata qualità ambientale dell’intero territorio, promuovere la naturalità diffusa e le reti ecologiche. Il sistema delle aree naturali protette italiane costituisce uno strumento per la preservazione di risorse naturali primarie di rilevante importanza e un patrimonio straordinario da conservare e valorizzare.


4. LE PROPOSTE DEL PROGRAMMA DI GOVERNO DELL’UNIONE

Biodiversità
Attuare un programma di tutela della biodiversità anche ultimando la Carta della Natura;
Promuovere, nella pianificazione territoriale su area vasta , le reti ecologiche per garantire sistemi di tutela diffusa ed integrata non circoscritti alle sole aree naturali protette, con particolare attenzione al sistema alpino, a quello appenninico , ai bacini fluviali e le coste;
Attuare la Direttiva Habitat rendendo operative le valutazioni di incidenza sugli interventi che le coinvolgono e promuovere la tutela e la conservazione delle zone umide;
Rivedere la legge sulle deroghe (221/2002) per una corretta applicazione della Direttiva sull’Avifauna;

Aree protette
Promuovere la partecipazione attiva della comunità locale nella gestione delle aree protette terrestri e marine;
Disporre a favore dei Parchi nazionali il trasferimento della gestione delle Riserve Naturali dello Stato presenti al loro interno ;
Incentivare l’adozione di strumenti volontari da parte delle pubbliche amministrazioni e delle organizzazioni presenti nel territorio dei parchi e l’adozione di sistemi di gestione ambientale da parte degli enti;
Assicurare alle aree protette un adeguato livello di priorità nel riparto dei finanziamenti pubblici, dei programmi Comunitari per lo Sviluppo Rurale e dei Fondi Strutturali;
Incentivare la ricerca nelle aree protette, potenziando il ruolo dell’INFS (Istituto Nazionale Fauna Selvatica) e dell’ICRAM (Istituto Centrale Ricerca Ambiente Marino) e valorizzando la partecipazione del volontariato e del servizio civile ;
Approvare un’apposita normativa che definisca rigorosi e trasparenti criteri per tutte le nomine relative agli Enti di gestione delle aree protette, fondati esclusivamente sui titoli tecnico-scientifici e sulle esperienze gestionali maturate nel campo della conservazione della natura e del territorio;

Diritti animali

L’Unione si impegna affinché il rapporto con gli animali sia il più informato, solidale e rispettoso possibile, nello spirito dalla “Dichiarazione universale dei diritti dell’animale” (Unesco) e ad attribuire al rispetto della biodiversità e della dignità degli animali un valore costituzionale. L’influenza aviaria ha dimostrato ancora una volta che negare buone condizioni di vita agli animali negli allevamenti causa certo loro sofferenze ma crea anche rischi per la salute dell’uomo. Occorre dunque rispettare gli standard e procedere alla progressiva riforma degli allevamenti intensivi. Sarà necessario quindi anche rilanciare la prevenzione e la veterinaria pubblica.

Varare un Piano nazionale dei metodi della ricerca che non faccia uso di animali;
Promuovere un certificazione etica sul rispetto dei diritti degli animali nella produzione;


Mozione presentata da Verdi e PRC

rilanciare la legge 281/91 sul randagismo
 

 spedito da NoMose

postato da: notav alle ore 16:10 | Permalink | commenti
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